sabato 27 ottobre 2012

Sessismo nei videogames: Il caso Anita Sarkeesian

Un po' di tempo fa appariva su Kickstarter uno strano progetto lanciato da una “esperta di media” di forte stampo femminista, una certa Anita Sarkeesian. Lo scopo del progetto era indagare sul sessismo e la misoginia nei videogiochi attraverso una serie di video. Durante il boom delle polemiche su questo caso ho preferito non esprimermi anche perché sarebbe stata ulteriore pubblicità per Anita. Ma ora che si sono calmate le acque è giusto esplorare più accuratamente il problema anche perché i famosi video non sono ancora usciti nonostante i 160.000 dollari donati per la “ricerca”. 160.000 dollari che sicuramente sarebbero serviti data la scarsità di mezzi a disposizione della critica.

Indovinate la cosa meno costosa in questa immagine. Indizio: è targata Apple!
Iniziamo specificando che il progetto vuole analizzare la rappresentazione delle donne nei videogiochi guardando che stereotipi ricalcano. Ad esempio la principessa Peach della saga di Super Mario è la classica donzella in difficoltà perché praticamente in ogni gioco finisce per essere rapita dal malvagio Bowser e salvata dall'eroico Mario.

Ora i casi sono due: o il salvataggio della principessa è solo una giustificazione del gameplay che poi è il punto forte del gioco oppure quel gran maschilista di Miyamoto ha voluto umiliare il genere femminile rilegandolo ad un ruolo debole e dipendente da un altro uomo (Mario) rinforzando la squallida chimera sessista della donna incapace a provvedere a sé stessa.

Ma questo non è l'unico stereotipo sessista di donna, in verità ne esistono tantissimi e tutti degradano la donna perché non ne danno una rappresentazione reale ma piuttosto esaltano solo certe caratteristiche (la donna d'azione, la donna timida e intelligente, la cattiva sexy) rendendoli personaggi monodimensionali.


La caratterizzazione della donna nei videogiochi è quasi sempre quella di un oggetto sessuale. Inserire in un gioco una donna troppo provocante è sessismo per questo motivo, anche inserirne una poco provocante è sessismo (implica che non ha controllo sulla propria femminilità), persino una troppo “media” è sessismo perché la rende solo un oggetto di contorno. Senza contare che spesso la caratterizzazione viene ulteriormente oltraggiata da un design estetico che tende a valorizzare solo l'aspetto fisico che viene esposto senza ritegno.


Voi potreste dire “ma le donne hanno una grande importanza in molti giochi e dopotutto nelle rappresentazioni visive è difficile creare qualcosa di non stereotipato” ma qualcuno potrebbe zittirvi dicendo che la vostra misoginia è così ben radicata che nemmeno ve ne accorgete.

 Pensateci, siete cresciuti con dei videogiochi che per decenni avevano come unico target l'uomo (e non difendetevi dicendo che si trattava di un hobby di nicchia, spesso guardato male dagli altri e che solo recentemente giocare è diventato una moda) e che di conseguenza hanno rappresentato una fantasia maschilista tipica di una società patriarcale.

Un esempio molto concreto lo si può avere dal Giappone, un posto storicamente legato ai videogiochi e dove la misoginia ha raggiunto livelli talmente alti che è possibile trovare dei videogiochi, i cosiddetti eroge, che hanno come unico scopo quello di avere rapporti sessuali con donne estremamente stereotipate e che possono essere scelte come in un catalogo.


Ma allora esistono giochi che rappresentano in modo corretto la donna? Secondo Anita Sarkeesian si. Nel video infatti cita Portal come uno dei giochi dove la donna è rappresentata in modo corretto. Come viene rappresentata la donna in Portal? Non parla mai e si limita a seguire gli ordini e a subire gli abusi psicologici di un robot dalla forma fallica.

"... è che mi disegnano così"

6 commenti:

  1. In realtà GLaDOS non è un robot dalla forma fallica, bensì un'IA con personalità femminile.
    In sintesi, una donna che abusa di un'altra donna.

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    1. Assolutamente vero, purtroppo però le cosiddette "esperte di media" (di cui ho provato a imitarne l'ignoranza nell'articolo)sono solite ad avere una visione superficiale del prodotto e come in tante altre cose tendono a vederci un po' quello che vogliono.

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  2. Bell'articolo, sinceramente non conoscevo questa 'studiosa', ho riportato tutto sulla pagina fan ;-)

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  3. Questo articolo è ciò che scaturisce dall'uso di sarcasmo NON supportato da cultura e/o intelligenza.

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    1. Sono solo gli effetti collaterali dovuti a una società di stampo sessista e partriarcale! Sarcasmo a parte, se vuoi aprire un discorso dovresti anche spiegarmi quali sono le falle logiche "e/o" culturali che hai rilevato, anche perché dare dell'ignorante a gente sconosciuta su internet senza motivo non è che sia sinonimo di cultura "e/o" intelligenza superiore!

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